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foto di Mario Giardina

Buon giorno cari lettori e ben tornati tra le nostre pagine. Qualche post fa avevamo parlato (se ben sommariamente) di Catania e di alcuni luoghi da visitare tra l’immenso barocco cittadino. Diversi in questi giorni mi hanno chiesto di raccontare delle 4 leggende legate alle raffigurazioni dei lampioni di Piazza Università ed ovviamente non mi sono fatto mancare la possibilità di dedicargli direttamente un intero post. Siete pronti per il racconto? – Iniziamo!!

foto di Mario GiardinaLa prima storia che vi voglio raccontare e quella legata alla giovane Gammazita. Questa infatti intorno al 1280 preferì buttarsi in un pozzo piuttosto che cedere alle attenzioni di un soldato francese (indicato dai catanesi con il nome di Droetto) che per lei aveva perso la testa. La storia richiama fortemente il grosso conflitto degli isolani con il popolo francese conquistatore, che portò allo scoppio dei Vespri Siciliani il 30 Marzo del 1282. In quel periodo ci fu una vera e propria caccia all’uomo dove per riconoscere i francesi veniva chiesto di pronunciare la parola “Ciciri” (ceci) se questi non sapevano dirlo o lo dicevano con accento diverso venivano uccisi.

foto di Mario GiardinaLa seconda storia invece riguarda il Paladino Uzeta (che vorrei precisare non ha niente a che vedere con il viceré spagnolo che nel 1693 volle la ricostruzione di Catania). Si racconta infatti che questo giovane paladino dalla nera armatura rossocrociata abbia sconfitto i due giganti saraceni Ursini da cui poi deriva il nome del Castello eretto dall’imperatore Federico II di Svevia tra il 1239 ed il 1250. La storia è opera del giornalista catanese Giuseppe Malfa che immaginò un giovane contadino che divenne cavaliere grazie alle sue opere e le sue battaglie e, come tutte le storie a lieto fine, riuscendo a sposare la figlia del re. Ancora oggi la storia la vediamo rappresentata nei racconti dell’Opera dei Pupi.

foto di Mario GiardinaContinua il nostro percorso tra i candelabri che troviamo in Piazza Università e adesso è la volta della storia dei fratelli pii Anapia e Anfinomo. I due giovani contadini, mentre lavoravano i campi, si videro travolti da una eruzione vulcanica; in preda al panico cercarono di fuggire portandosi sulle spalle i due genitori anziani. Sebbene il fiume lavico li stava per travolgere, questo si diramò in due piccoli affluenti permettendo così ai due fratelli e ai loro genitori di mettersi in salvo. Questo racconto (o meglio dire questo miracolo) lo troviamo spesso nei paesi dell’Etna, probabilmente giustificato dalle diverse eruzioni che i contadini erano costretti ad assistere o per poter spiegare l’andamento irregolare del fiume lavico.

foto di Mario GiardinaÈ il momento della leggenda forse più conosciuta della nostra isola e sicuramente quella più raccontata da diversi autori. Portata in auge da Italo Calvino, la storia di Cola Pesce narra di questo giovane ragazzo amante del mare, al tal punto che riusciva a raggiungere abissi sempre più profondi. Un giorno l’imperatore Federico II di Svevia, venuto a conoscenza delle doti strabilianti di Nicola, andò a trovarlo per metterlo alla prova. L’imperatore portò a largo il giovane e butto in mare una coppa ordinando a Cola di andarla a riprendere. In giovane si tuffò e al suo ritorno riconsegno la coppa all’imperatore e gli racconto delle meraviglie che vide di quel regno marino che solo pochi conoscevano. L’imperatore stupito di questo lo porto più lontano e getto la sua corona ordinando come sempre al giovane Nicola di afoto di Mario Giardinandarla a recuperare. Al ritorno Cola con la corona in mano raccontò all’imperatore di ciò che aveva visto e molto frastornato rese noto che la Sicilia era retta da 3 colonne delle quali una moto corrosa dal fuoco dell’Etna. L’imperatore volle sapere di più e gettò a mare il suo anello ordinando a Cola di andarlo a recuperare. Cola si buttò per l’ultima volta ma questa volta non fece più ritorno. Si pensa che, non trovando una soluzione, si sostituì lui stesso alla colonne erosa che sorregge ancora oggi, ed infatti quando vi è un terremoto si dice che Cola, stanco di sostenere la colonna, cambia spalla generando il tremore della terra. Di questa leggenda ne esistono diverse versioni (io ho preferito quella che mia nonna mi raccontava sempre) alcune ambientare a Messina, altre a Palermo ed il mito di Cola Pesce lo troviamo anche a Napoli (si racconta infatti che l’imperatore se lo portò a Napoli per farsi raccontare gli abissi della città partenopea).

Spero che questi 4 racconti siano stati piacevoli, certo scommetto come sempre che ci sarà qualcuno che conoscerà altre versioni, forse più ricche o completamente diverse…che ne dite di raccontare i vostri particolari qui sotto nei commenti?! Noi ci sentiremo presto con un altro appuntamento per i nostri giri culturali in quest’isola stupenda . Buona Giornata a tutti!! (e ovviamente non vi dimenticate di condividere il post)

Ci vediamo presto, si fa per dire..

 

di Mario Giardina

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