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Buon giorno cari lettori, anche oggi vi vogliamo raccontare una delle leggende più belle della nostra Sicilia. Il periodo classico ha segnato non poco la nostra terra portando, oltre a costruzioni che rimarranno nella storia (basta pensare ai Templi di Agrigento, o la costruzione urbane di Giardini Naxos e Taormina), leggende che hanno ispirato poeti e cantori di tutto il globo. Oggi ci spostiamo a Siracusa e precisamente dentro le Latomie del Paradiso (vecchia cava di pietra adiacente al teatro greco) dove possiamo trovare due grotte, realizzate per volontà dell’uomo, ovvero L’orecchio di Dionisio e La Grotta dei Cordari.

L’Orecchio di Dionisio è sicuramente, tra le due, la più singolare sia per il nome che per la sua forma; è alta infatti 23m e larga dai 5 agli 11 metri, mentre la sua profondità si estende per quasi 65 metri, disegnando una forma ad esse che va a stringersi verso l’interno. Il nome (non tutti sanno) le fu dato dal celebre pittore Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, che visitandola nel 1586 e sicuramente ispirato dalla forma palese del condotto uditivo dell’orecchio umano, ne attribuì il nome di “orecchio” associandolo al tiranno di Siracusa Dionisio. La leggenda racconta (a questo punto possiamo dire che è nata dopo questa visita) che il tiranno di Siracusa era solito imprigionare i propri nemici all’interno di questa grotta. Ne origliava le loro discussioni, grazie alla potente risonanza che avviene al proprio interno e ad una piccola fessura dove si presume Dionisio appoggiava il suo orecchio così da poter essere sempre un passo avanti rispetto ai suoi nemici. Una storia del tutto singolare, ancora oggi raccontata dalle guide turistiche quando fanno fare il giro al proprio interno; ma forse, grazie alla sua posizione strategica e al forte eco che questa genera, alcuni storici teorizzano che poteva essere usata durante le rappresentazioni classiche del teatro greco da un coro che, cantando al proprio interno con la voce che usciva alle spalle del pubblico, ammaliava questo che non comprendeva chi e dove stesse cantando. Gli effetti speciali infatti erano già in uso a quell’epoca, si possono notare come lungo il palco vi sono dei solchi probabilmente utili per il passaggio di corde che, tramite un sistema di pesi, facevano scorrere (oggi diremo meccanicamente) alcune scene al fine di rendere più spettacolari le rappresentazioni. Il teatro era un appuntamento che non poteva mancare, concesso a tutti (ricchi e poveri) al fine di intrattenere il popolo e dare quel minimo di formazione ed informazione singolare per l’epoca. Un po’ quasi come il cinema degli anni ’50 che si mostrava come unico svago per per quegl’anni, con un notiziario prima e lo spettacolo dopo, intratteneva il piccolo pubblico. I greci quindi anche in questo sono stati pionieri, lasciandoci scritti ed opere che ancora oggi studiamo e cerchiamo di comprendere i significati nascosti.

Ormai da due stagioni vi proponiamo d’andare a vedere le tragedie greche che ogni anno Siracusa ripropone nel periodo di Giugno, o ancora di visitare la bellissima Ortigia che tra i suoi piccoli vicoli, ed una movida serale incalzante ed incessante, trasforma questo isolotto in un luogo magico. Il teatro greco è sempre aperto per la visita guidata insieme alle latomie del paradiso che meritano anche solo per entrare all’interno dell’Orecchio di Dionisio e dire un semplice “ciao” per poi sentirne il suo rimbombo; io ci sono andato con il mio professore di “Arte e territorio” che, oltre a raccontarci tutto quello che io ho cercato di riassumere in questo post, ci ha fatto vedere come posizionandosi in una pietra particolare e cantando al proprio interno un canto gregoriano, la voce ha invaso dolcemente tutta la grotta incuriosendo anche i turisti di fuori… (esperimento riuscito).

Ci vediamo presto, si fa per dire..

 

di Mario Giardina

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